Il mio allontamento dal M5S dopo il no a Draghi

Votare no al Governo Draghi ha comportato il mio allontanamento, e quello di decine di miei colleghi, dai gruppi parlamentari del M5S, allontanamento che anticipa l’espulsione dal “partito”.

Capisco che ogni gruppo politico debba garantire la propria unità ma, questa volta, ritengo che l’errore sia stato fatto dai vertici del M5S che non hanno ascoltato le forti riserve della maggior parte di noi. Per intenderci: appena prospettata l’idea di entrare in un Governo Draghi, insieme ai carnefici di Conte ed al peggio del peggio dell’iper-liberismo mondiale, solo pochi senatori valutavano positivamente l’adesione.

Per 15 senatori che hanno detto NO ce ne sono almeno il triplo che hanno votato sì solo per pressioni fatte con lo spauracchio dell’espulsione e non può essere questo il metro di giudizio di un parlamentare.

Sono sicuro che i miei colleghi che hanno votato sì, con grandissima contrarietà interiore, sapranno rappresentare e far valere nel MoVimento l’idea di rivedere la precipitosa decisione di espellere in un solo colpo pezzi storici del M5S e terranno sotto pressione la dirigenza che ha portato alla spaccatura per evitare ulteriori scivoloni.

Dal canto mio continuerò a lavorare per portare avanti il programma del M5S del 2018 ed a collaborare con quelli che, oltre ad essere miei colleghi in parlamento, regione e nei comuni, sono da anni i miei amici. Da lunedì dovrò farlo, necessariamente, da un altro gruppo. Infatti sto già lavorando con gli altri espuslsi per non disperderci come atomi nel misto ed unirci in una componente politica che possa permetterci di portare avanti i temi che contano per i nostri cittadini: sanità pubblica, tutela dei lavoratori e del tessuto imprenditoriale, lotta alle diseguaglianze, legalità, cultura, ecc.

Nel frattempo sto valutando di avviare un’azione legale contro la decisione di “farci fuori” in un picosecondo. Mai arrendersi!

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