Zelensky al Parlamento italiano

Ieri ho ascoltato le parole che Zelensky ha rivolto al Parlamento italiano: è stata evidente la voglia di pace, ma al contempo anche la fermezza nel voler difendere la dignità e la vita del suo popolo. Gli ucraini e il suo Presidente ci stanno sorprendendo e non possiamo che ammirare il coraggio che stanno dimostrando.

Il Presidente dell’Ucraina è disponibile ad un tavolo negoziale, e ad un ragionamento pragmatico sulla Crimea e sulle repubbliche separatiste del Donbass. È disponibile anche a rinunciare all’ingresso nell’alleanza atlantica, nonostante durante le nostre riunioni presso l’Assemblea parlamentare della Nato fosse emerso che questo passaggio non si sarebbe verificato prima di una decina d’anni.

Per quel che riguarda i nostri connazionali in Ucraina, l’ambasciatore Pier Francesco Zazo (con cui noi componenti della Commissione Difesa abbiamo potuto oggi interloquire, in videoconferenza), è rimasto nel Paese, spostandosi per ultimo a Leopoli; e lì restando, assieme a pochi altri, per coordinare l’evacuazione dei cittadini italiani rimasti nella città.

Tutto questo ci ricorda come questa guerra abbia radici lontane, e che solo surrettiziamente viene motivata da Putin con l’eventuale ingresso dell’Ucraina nella Nato: già all’inizio degli anni 2000, infatti, entrarono nell’alleanza occidentale Lituania, Lettonia ed Estonia, confinanti con la Federazione Russa. Questa è una cosa che i “putiniani italiani” si dimenticano o spesso non sanno.

Al di là di qualunque considerazione sull’espansione della Nato a est o sulla guerra nel Donbass degli ultimi otto anni, dobbiamo pur sempre ricordare anche i motivi ideologici alle origini di questa aggressione. L’Ucraina è infatti considerata da Putin territorio storico della Russia; una terra da riportare a casa o, quantomeno, nella sfera d’influenza geopolitica di Mosca.

Putin “semplicemente” vuole ridare alla Federazione Russa quella grandezza che aveva un tempo come impero. Questo però non è possibile con la forza delle armi, e non a due passi da casa nostra. Eppure, la sua ossessione nel voler ricreare ciò che è stato, e che non ha più motivo di esistere, ha provocato questa catastrofe umanitaria, questa guerra di cui tutti noi – in primis il popolo ucraino – stiamo pagando le conseguenze. Loro stanno patendo le morti di uomini coraggiosi, e lo spopolamento di intere città: migliaia e migliaia di famiglie di profughi che noi, come nazione italiana, stiamo cercando in tutti i modi di aiutare.

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