Le dichiarazioni di Lavrov sono ridicole e irrispettose

Le dichiarazioni del ministro degli esteri russo, Lavrov, sono ridicole ed irrispettose delle sofferenze che la guerra scatenata dal suo Governo sta provocando. Il suo intervento ha fatto trapelare tutta la falsità della propaganda di Mosca in merito a quello che sta accadendo in Ucraina.

Una guerra che mette in luce anche gli errori di noi occidentali: senza scomodare troppo la storia, come NATO ed Europa abbiamo sottovalutato quello che è accaduto in Georgia e, ancor di più, quello che stava accadendo in Donbass. Andando un po’ più indietro, alla fine del secolo scorso, non si può non ricordare inoltre come sia stata gestita malissimo la sconfitta (sarebbe meglio dire la resa) dell’Unione Sovietica dopo la caduta del muro di Berlino: non integrando nel processo europeo i russi, e abbandonandoli a se stessi nei primi, difficilissimi, anni post sovietici.

Ma le nostre responsabilità storiche non possono far passare in secondo piano il fatto che Putin abbia attaccato e stia martoriando un Paese sovrano. Paese a cui il suo predecessore (Eltsin), nel poco famoso e poco citato memorandum di Budapest del 1994, aveva garantito — in cambio della rinuncia alle oltre 6.000 testate nucleari che aveva sul proprio territorio, dopo l’indipendenza – l’integrità territoriale.

L’incubo che stiamo vivendo è frutto avvelenato del “sogno” di Putin di concludere la propria carriera ricostruendo la grande Russia, ritornando pienamente al tavolo dei grandi e garantendosi le risorse di cui abbonda l’Ucraina. Le dichiarazioni di Lavrov hanno certificato quanto sia strumentale e campata in aria la propaganda che vuole la Russia impegnata in un’«azione di polizia speciale per denazificare l’Ucraina». Eppure ci sono italiani che, senza mai aver parlato con un ucraino o un russo, si sono fatti ammaliare da tale propaganda, arrivando perfino a negare la realtà degli orrori scatenati dalla guerra dell’ex KGB.

È forse anche contando su certa russofilia italiana ed europea che Putin avrà scommesso sulla stasi dell’Unione Europea, sul suo rimanere ferma a guardare: così come era già successo con la Georgia, con la Crimea e con il Donbass. Ma così non è stato. Per una volta ci siamo fatti trovare uniti ed abbiamo preso le parti dell’aggredito contro un aggressore spietato e senza scrupoli, che non esita a minacciarci con lo spettro delle armi nucleari.

Scroll to top