La mia missione in Polonia e Ucraina

Sto rientrando da una missione parlamentare internazionale in Polonia e in Ucraina. Martedì scorso ho avuto la possibilità di visitare Leopoli, città a ovest dell’Ucraina e vicina al confine con la Polonia, che più di tutte sta aiutando le persone in fuga dalla folle guerra di Putin. Dopo aver attraversato la frontiera Medica mi sono confrontato con le autorità militari e civili ribadendo il supporto ad un Paese invaso da ormai oltre 80 giorni.

Con l’Ucraina condividiamo gli stessi valori e non posso che apprezzare il coraggio di chi, in difesa della democrazia, sta scrivendo la storia. L’azzardato attacco di Putin ad un Paese sovrano e all’ordine mondiale ha fatto ricompattare inaspettatamente l’Europa e sta rafforzando la NATO con nuove richieste di adesioni da parte di Paesi storicamente neutrali.

L’Ucraina ha avuto ed ha il supporto di quasi tutto il Parlamento italiano, è nostro dovere fornire loro tutto l’aiuto possibile. La presenza di una delegazione parlamentare italiana è stata molto apprezzata dalle autorità ucraine, che hanno ringraziato l’Italia per gli aiuti umanitari e i rifornimenti, l’accoglienza dei profughi e la solidarietà dimostrata.

La missione è poi proseguita in uno dei cinque centri di accoglienza di Leopoli, allestito presso un polo universitario, dove studenti e volontari si prodigano per rendere meno dura possibile la vita di chi, dall’oggi al domani, è stato costretto a lasciare le proprie case per la follia della guerra.

Il giorno dopo la tappa in Ucraina, sono tornato in Polonia, a Rzeszow, ospite del primo cittadino della città, sindaco in prima linea per lo smistamento degli aiuti e l’accoglienza dei profughi che attraversano la frontiera polacca. Parliamo di una cittadina di 200.000 abitanti, che è riuscita a far sentire a casa propria ben 1,5 milioni di ucraini in fuga, per lo più donne e bambini.

Non ci sono campi profughi ma solo centri di prima accoglienza in edifici pubblici poiché i cittadini polacchi hanno aperto le loro case ai rifugiati, che qui sono chiamati e considerati come ospiti. Un gesto non scontato, visti i trascorsi difficili tra le due nazioni. Come non era scontato l’appoggio militare dell’Italia. Per fortuna, il Parlamento italiano non ha tentennato nel fornire aiuti a sostegno della popolazione, scegliendo chiaramente da quale parte stare: quella dell’aggredito, non dell’aggressore.

La mia speranza è che questa assurda guerra finisca al più presto (qui, la mia intervista a Molise Web Radio), senza ulteriori spargimenti di sangue. Intanto, la mia solidarietà va al popolo ucraino per la resistenza messa in atto, resistenza per cui sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e sofferenze.

Scroll to top