In missione parlamentare in Israele e Palestina

In questi giorni sono in missione parlamentare in Israele e nei territori palestinesi, per occuparmi — con i miei colleghi della commissione scienza e tecnologia dell’AP NATO — di cibersicurezza, cambiamenti climatici, sicurezza internazionale ed evoluzione dei conflitti.

Quest’oggi siamo in Palestina. E, purtroppo, non posso fare a meno di manifestarvi il mio scoramento. La politica internazionale non sembra essere in grado di indicare una via d’uscita percorribile dal vicolo cieco attuale. La corruzione imperante in Palestina, e le divisioni che paralizzano il parlamento israeliano, non sono d’aiuto; così come non ha aiutato la decisione, della precedente amministrazione statunitense, di riconoscere Gerusalemme come capitale israeliana, con il conseguente spostamento dell’ambasciata.

Una nota positiva: noi italiani siamo ben voluti sia dagli israeliani che dai palestinesi. D’altra parte, l’Italia è spesso stata una forza di pace; è un ruolo che dovremmo recuperare, per poterci offrire come attivi interlocutori e mediatori anche in contesti terribilmente difficili come questo.

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