Fiducia a Draghi? Un no secco

Un no secco; non mi piegherò mai a visioni personalistiche della politica. Ribadisco di non essere disposto a dare il sostegno a un (nuovo) esecutivo guidato da Mario Draghi. Una crisi innescata a seguito di contrasti sollevati dal gruppo del MoVimento 5 stelle nei giorni scorsi su vari temi, dal termovalorizzatore di Roma, al rinnovo del Superbonus, agli aiuti alle famiglie.

A parte l’elenco, che avrebbe fatto chiunque, delle cose che secondo lui sono state fatte, quanto detto dal presidente del Consiglio suona come un “qui comando io, dovete fare tutti come dico io o diversamente creo problemi”. Non può essere minimamente concepibile, tra l’altro, che Draghi creda che in Italia le proteste, sia quelle di natura parlamentare sia quelle di strada, debbano essere autorizzate da lui.

Solo una persona come Draghi, montata dalla stampa e dagli yes-men che lo circondano, poteva rimettere le sue dimissioni nelle mani di Mattarella dopo aver ottenuto dal Parlamento la fiducia assoluta. Ognuno è libero di dimettersi quando vuole ma non si può dare la colpa al Parlamento. Penso piuttosto che siano in atto manovre finalizzate a smembrare ancora il MoVimento 5 stelle, servendosi di quel ‘serbatoio del nulla’ preparato da Luigi Di Maio che potrebbe servire appunto a tenere in piedi questo Governo.

Si può andare tranquillamente al voto, senza perdere nulla. La Costituzione prevede delle forme di continuità per un Governo dimissionario tali da permettere comunque, prima del voto, quelle riforme tanto care a Draghi, ma anche a noi. È malsano pensare di non mandare gli elettori a votare solo per impedire che il centrodestra vada al potere. Senza certo voler esprimere preferenze, non è un dato di fatto che la sinistra sia una guida migliore della destra, anzi: nei governi a trazione Pd abbiamo assistito ad autentiche nefandezze politiche: svendita del patrimonio pubblico, precarizzazione del lavoro, abbandono delle periferie, devastazione dell’ambiente, dismissione dei presidi di sicurezza, ecc.

È chiaro che il mutamento degli equilibri nazionali può influenzare anche le redini del Molise, che fra meno di un anno andrà al voto per le Regionali. A tal proposito, è chiaro che non ci fidiamo di Salvini e Meloni; ma siamo tanto sicuri che il Pd sia migliore? Siamo tanto sicuri che il Pd che aspira a governare il Molise, dopo la parentesi del ‘governo macchietta’ di Toma, sia tanto meglio? Veramente pensiamo che Facciolla e Fanelli facciano il bene della Regione Molise e non il bene di sé stessi? Interrogativi senza risposta, ma quanto mai retorici.

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