L’umiliazione del M5S e il mio addio al Parlamento

Un anno e mezzo fa, dopo aver votato NO a Draghi, in un’assemblea chiarificatrice del M5S dissi senza rancore ai miei compagni di viaggio che mi dispiaceva non aver votato con loro, e che se in futuro Draghi si fosse rivelato un “grillino” come lo aveva definito Grillo — e non un “vile affarista” come lo aveva definito Cossiga — avrei chiesto scusa ed ammesso il mio errore di valutazione.

Purtroppo in questo lasso di tempo il cosiddetto “Governo dei migliori” — così definito dalla stampa lecchina e asservita — ha messo in campo misure antidemocratiche, non perdendo occasione per smontare pezzo per pezzo quello che il MoVimento aveva fatto di buono in questi anni; tanto da portare anche il moderato Conte a sollevare una timida critica, chiedendo ai suoi di uscire dall’aula durante le note, recenti vicende parlamentari. Vicende parlamentari che hanno portato allo scioglimento delle Camere per il “crimine” di lesa maestà a sua eccellenza Draghi, salvatore della Patria e sommo alfiere di 2.000 sindaci (su 8.000), che lo hanno incoronato Re d’Italia senza nemmeno passare per i loro consigli comunali.

Il dramma del M5S è di essere passato dal motto “uno vale uno” a “ci serve uno che comandi” (Conte), passando infine dal Vaffa Day al “mi perdoni signor Draghi, la potrebbe smettere di umiliarmi?”. Un misto tra Tafazzi e Fantozzi.

Ovviamente gli altri partiti non si sono fatti scappare la ghiotta occasione di banchettare sui resti del compianto M5S: il centrodestra ha colto la palla al balzo per prendersi le prime pagine dei giornali e dare la colpa ai grillini di tutti i mali del mondo, ed il centrosinistra (cioè il PD) ha scaricato il M5S per poter ambire a più seggi alle prossime tornate elettorali; consci che alle future regionali i capibastone del PD non eletti in parlamento avranno gioco facile a contrattare col — o meglio a dare ordini al — M5S. Il quale, senza nessun avvallo della base, per decisione antistorica ed autocratica del “bel” Giuseppe Conte, si è ritrovato schierato nel sedicente campo progressista con Calenda, Renzi, Letta, Brunetta, Tabacci, Carfagna, Gelmini ed il caro Di Maio. Peccato che loro non lo vogliano, visto che intendono soltanto sfruttarlo.

In questo momento molti dei miei ex colleghi di partito cercano di trovare una casa politica, che sia il M5S o un partito qualsiasi, che possa garantirgli un seggio. Si accontenterebbero anche di quel serbatoio di ambizione, privo di qualsivoglia visione politica, che è il partitino di Di Maio. Li capisco. I privilegi da parlamentare, uniti al camminare tra le stanze del Senato o della Camera su tappeti rossi, serviti e riveriti dai commessi, possono creare dipendenza e far dimenticare che al di fuori di quei palazzi esiste un mondo fatto di persone reali, e non autoreferenziali come loro. Questo concetto è ancora più difficile da capire per chi vive di politica da decenni. Le loro facce parlano chiaro, quando cerco di spiegare loro che si può vivere anche al di fuori di quelle mura.

Ed proprio quello che farò: il mio mandato volge al termine e lo onorerò fino all’ultimo giorno, lavorando per portare avanti quella visione politica con la quale ho chiesto il voto ai miei elettori. Terminato il mio impegno in parlamento, tornerò al mio lavoro nel mondo civile, grato per l’occasione che mi è stata data, e con la speranza che presto in Italia ci sarà spazio per una forza politica che ritrovi quello stesso spirito di cambiamento che ha animato la nascita del M5S.

Per ora, mi sento di ringraziare tutti quelli che mi hanno supportato, dato consigli e criticato in maniera costruttiva. Continuerò a vigilare, tenendovi informati su questa pagina e sul mio blog su tutto quello che succederà in questi ultimi mesi di legislatura.

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